Promo mai prono: “TOMPOMA” la stampella 3.0

13 gen

1.0 Ricordo il mio primo “incontro” con le stampelle. Apparivano spesso accanto alle immagini di piccoli mutilati affisse alle scuole elementari per informare i bambini di non toccare oggetti sconosciuti che potevano essere bombe ancora inesplose. Si chiamavano “grucce“,  “sottoascellari”  per distinguerle dai più allegri appendiabiti. Eravamo nell’Italia degli anni sessanta, quella del boom economico e demogafico ma che ancora affondava le sue fondamenta su macerie e distruzione, le stampelle allora erano le stesse con le quale veniva rappresentato Enrico Toti nell’iconografia patriottica classica, mentre si scaglia contro il nemico.2.0 Negli anni settanta le stampelle mi diventano più familiari, nasce mio fratello Renato, con una grave focomelia ad un arto inferiore, le stampelle sono il suo “mezzo di locomozione” e per noi un continuo inciampo, lasciato in ogni angolo della casa. 

Ho imparato in quegli anni che con le stampelle si può fare ogni cosa, come andare in montagna e sciare.  Alcune di queste sono meno edificanti, ad esempio partecipare con un ruolo non secondario alle zuffe fra compagni di scuola, altre sembravano impossibili, perchè prevedevano l’uso contemporaneo di gambe e mani, come giocare a basket.

A quel tempo la stampella si chiamava “canadese”, aveva abbandonato l’appoggio ascellare per scaricare il peso del corpo su polso e avambraccio (e, occasionalmente, anche anche l’anca come nel caso del basket di cui si è detto, per tirare o passare la palla).

3.0 Ma se hai un handicap e non vuoi condurre una vita particolarmente sedentaria hai bisogno della “Ferrari” delle stampelle, che possa consentirti il massimo dell’indipendenza e della versatilità  con il minimo dell’impaccio. Ecco perchè e nata “TOMPOMA“.

Questo video vi spiega dove sta la differenza:

Perchè dunque la stampella deve essere un limite quando si possono fare cose del genere anche con l’appoggio di una gamba sola? coppa-d-africa-per-amputati.html (vi dovete “beccare” qualche secondo di pubblicità ma ne vale la pena)

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