13 Luglio 2009...5 32 am

L’importanza della memoria

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Leggete questo passo:

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.

(Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli StatiUniti, Ottobre 1912).

La relazione così prosegue:

“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Claudio mi  aveva mandato il 18 maggio il testo che avete appena letto, ora me lo ha inviato anche Giovanni, è citato nell’ultimo libro di Marco AimeLa macchia della razza” (da non perdere NdR)  presentato in occasione del festival “Letteraltura” tenutosi a Verbania il mese scorso.

Insomma rischio di fare eco ad una cosa già sentita, ma è molto importante, in momenti di chiusura come quello che stiamo vivendo, ricordare come eravamo meno di un secolo fa e come venivamo visti, noi italiani, nel Paese nel quale molti dei nostri nonni hanno trovato un futuro ed una possibilità di riscatto dalla povertà e dalla fame.

Ricordare l’ieri, è dunque il miglior modo per capire l’oggi e costruire il domani.

A proposito di “domani” non troverete nessun mio post sulla rete. Anche Cirano aderisce allo sciopero dei bloggers contro il bavaglio che vorrebbe imporre la legge Alfano a questo tipo di comunicazione. Per maggiori informazioni clicca qui.

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