16 Novembre 2008...7 14 pm

Mignottocrazia

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Ebbene si, l’ho fatto anche io, sono andato a leggere il blog di Guzzanti nel quale parla di “mignottocrazia” riferendosi alla ministra Carfagna. Era troppo ghiotta l’occasione per aggiungere anche questa alla serie di post sulle ‘crazie.

Non so se per trarsi d’impaccio o se per sincera convinzione ma Guzzanti sposta il tema del “meretricio” dal piano personale a quello generale, la domanda che si pone è, in sostanza: quante posizioni di responsabilità sono ottenute per merito o per favore?

A mio avviso se il favore paternalista, in qualche misura, può essere tollerato nei confronti del “padrone” classico, in nome dello scambio: “mi servi bene/ti elargisco dei favori” (che pago con danari miei). Lo scambio favori/prestazioni non è assolutamente ammissibile nella sfera pubblica.

Nella realtà il “favore”, la clientela, il servilismo, l’economia dello scambio deteriore, ecc … nel nostro paese è largamente praticata. Pensiamo ad esempio ad un tema di scottante attualità, l’università ed alle baronie parentelari che trascina dietro di sé. La ministra Gelmini vorrebbe mettere fine ad un turpe meccanismo in base al quale commissioni di concorso “ammaestrate” si scambiano favori a vicenda,  ma tutto ciò la costringerebbe a mettere in piedi un meccanismo complessissimo che paralizzerebbe la didattica per otto mesi.

Ma la logica dei favori rischia di diventare un  “sistema” e non ammorba solo il mondo accademico. Se l’accesso al lavoro pubblico non avviene più sulla base della selezione dei migliori attraverso un concorso (o se le norme vengono aggirate nella sostanza) si istituzionalizza il metetricio e questo non conviene a nessuno.

Non conviene al cittadino perché la prestazione in base alla quale i pubblici dipendenti vengono selezionati non sarà, sicuramente, quella della competenza professionale da svolgere nel proprio lavoro.

Non conviene neppure al politico perché le prostitute (termine prevalentemente utilizzato al femminile ma in questo caso perfettamente declinabile anche al maschile) difficilmente si legano ad un solo cliente, per tale motivo i clienti delle prostitute vengono definiti “clienti occasionali”. A volte basta un cambiamento di look, che ne so, indossare la grisaglia o l’orecchino, per attaccarsi come una patella al nuovo padrone a seguito di un rovesciamento delle sorti elettorali.

Ma forse l’Italia non è mai cambiata rispetto al paese studiato nel 1958 da Banfield che parla, a proposito del nostro Paese, di “Familismo amorale

Meditate gente meditate.

 

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