Archivio | novembre, 2008

I+E=M

26 nov

Si discute molto in questi periodi sul fatto che viviamo un un Paese “bloccato”, che non premia chi merita, che fa fuggire i cervelli. Il venire alla luce di fenomeni di neo-nepotismo nelle università, ma anche nelle professioni intellettuali (notai, avvocati, farmacisti, commercialisti) è da freno alla “mobilità sociale”. Essere “figlio di …” (in tutti i sensi forse -sic!-) in Italia è un vantaggio considerevole, in altri paesi un privilegio quasi incomprensibile.

Credo che faccia la differenza, almeno in termini di autorevolezza, sapere se il manager della mia azienda mi comanda perchè è competente e preparato, oppure è lì solo perchè è il figlio del titolare (una cosa non necessariamente esclude l’altra ma, almeno non da noi, non è frequente) o, in un altro campo, se un dirigente pubblico ha superato una serie di prove selettive oppure per far carriera ha retto il codazzo al politico di turno.

Per semplificare (e in questo senso vi invito a prendere un po’ con le molle il ragionamento) ma la tempo stesso chiarire i termini della questione, mi avvalgo della “equazione di Young” che sta ala base delle società meritocratiche:

I+E=M

Dove I sta per intelligenza, in maniera più generale, nelle qualità intrinseche dell’individuo, l’intelligenza di cui si tratta è strutturata in due componenti: una di tipo cognitivo (abilità nel capire, interpretare, analizzare) l’altra di tipo emotivo, saper comprendere, immedesimarsi, esercitare la leadership, ecc …

L’altra componente dell’equazione del merito di Young è la E, che sta per “effort” in inglese, ovvero lo sforzo. Questo aspetto è particolarmente legato ai comportamenti di una persona, al suo impegno, al suo senso di responsabilità, del dovere, nei confronti di se stesso, dell’organizzazione, dei colleghi, della società, ecc…

Molte di queste osservazioni sono emerse nei feed back di una recente opportunità formativa, un po’ fuori dagli schemi tradizionali, alla quale ho partecipato con alcuni colleghi e sono ben esposte e sviluppate in un libro di Roger Abravanel, dal titolo appunto “Meritocrazia” di cui ho avuto modo di parlare in un altro post. Il libro, a mio avviso forse eccessivamente sbilanciato nel definire come “auspicabili” sistemi esclusivamente legati al merito, offre spunti di riflessione interessanti che avrò modo di riproporre.

Se avete partecipato al corso cui mi riferisco o ad un’esperienza simile, se volete dire la vostra sulla questione del “merito”, vi invito ad esprimervi su questo blog attraverso un post. Siete i benvenuti.

cirano1

L’oscuro lavoro dei “peones”

23 nov

Se qualcuno vi dicesse “Sono abrogati i commi 19, 20, 21 e 22 dell’articolo 3 della legge 25 dicembre 2007, n. 244″ che capireste? Nulla vero?

Se vi facessi osservare che la legge 244 del 2007 è la legge finanziaria del 2008, composta da solo 3 articoli, a loro volta suddivisi in centinaia di commi, comincereste,  forse,  ad orientarvi e, magari, ad allarmarvi un po’ di più.

Per farla breve vi svelerò che l’ abrogazione degli articoli di legge (anzi dei commi citati) spiana la strada alla reintroduzione degli arbitrati nel caso di controversie sui contratti pubblici. In pratica, attraverso la clausola compromissoria (arbitrato), le parti decidono nell’eventualità che si verifichi una lite sul contratto che viene stipulato, di non rivolgersi al giudice ma ad un collegio arbitrale nominato dalle parti.

Un bel “chissenefrega” direte voi, con i tempi della giustizia italiana! Peccato che la toppa sia peggiore del buco. Attraverso gli arbitrati la Pubblica Amministrazione, oltre a spendere centinaia di migliaia di euro, che finiscono nelle tasche dei giudici-arbitri, esce sconfitta dalle liti nel 94,6% dei casi! Insomma “Paga Pantalone”, si direbbe al Nord, o al Sud  “Cornuti e mazziati”.

Che la questione degli arbitrati, aboliti dal governo Ciampi, ripristinati da Berlusconi, ri-aboliti dal governo Dini e così via ,”puzzasse” lo sapevano un po’ tutti gli addetti ai lavori. Tanto che L’attuale ministro degli esteri Franco Frattini (gia alla Funzione Pubblica) li definiva una cosa “indecorosa” e invocava “l’incompatibilità totale fra lavoro istituzionale dei giudici e altri incarichi”.

Quella degli arbitrati sarebbe l’ennesima “porcata all’italiana” se dietro di essa non ci fosse una curiosità per gli abitanti di quella punta dell’ “italico suol” che s’incunea nella Svizzera, a nord del Piemonte, dove anche io vivo e che risponde al nome quasi impronunciabile (sicuramente non memorizzabile) di Verbano Cusio Ossola.

L’emendamento “arbitrati-Fenice 2008″ è a firma di tre parlamentari del Pdl Massimo Baldini, Luigi Grillo e Valter Zanetta, quest’ultimo esponente locale del partito del Cavaliere, talmente “peone”(1) da non essersi “meritato”, su wikipedia, a differenza dei suoi due sodali,   nemmeno due righe di descrizione che andassero oltre il suo nome cognome e professione, per questo sono dovuto ricorrere al sito del Senato che, per la verità, non dice molto di più.

Quello che stupisce (o meglio non stupisce) è che il “nostro peone”, sempre pronto a sgomitare alla TV locale, specialmente nei periodi pre elettorali, sbandierando il suo impegno per  la “montagna”, per i piccoli imprenditori,  per i piccoli comuni, per i piccoli agricoltori, per i territori marginali, ecc… ecc… non si sia sentito in dovere di riferire “a reti montanare unificate” sui suoi emendamenti. Ma questo per la verità sarebbe stato chiedere troppo, sarebbe bastato che qualche giornalista curioso avesse letto l’articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul corriere di lunedì 17 novembre e ce l’avesse raccontato.

Ora che però almeno qualcuno sa, con l’aiuto del “Tocco” di Cirano,  che il senatore Valter Zanetta non lesina il suo impegno, anche per i “piccoli magistrati”, posso attendere fiducioso il tradizionale servizio TV sulle luci e le vetrine del periodo natalizio che si sta approssimando.

cirano

peone, pl. peones: dallo spagnolo, operai generici, fanti. Nel linguaggio politico i parlamentari gregari. Per estensione tutti coloro che non svolgono, in qualsiasi organizzazione, un ruolo determinante.

La “sindrome da velina” degli amministratori pubblici

21 nov

E’ accaduto davvero, ormai un paio d’anni fa, la Corte dei Conti ha condannato per danno erariale un Sindaco, la Giunta e il Segretario comunale di un comune in provincia di Pisa che si erano fatti raggirare da un falso produttore TV che aveva spillato loro dei soldi per produrre un (falso) programma che avrebbe dovuto andare in onda sulla seconda rete della RAI.

La “sindrome della velina” non risparmia dunque neppure gli amministratori locali che sono disposti ad allargare i cordoni della borsa, non la propria ma quella dei cittadini, pur di apparire nel tubo catodico per recitare frasi di circostanza.

L’aspetto giuridico-penale della vicenda è poco rilevante, quello che colpisce è che quello che viene ampollosamente definito il “costo della democrazia” va ben oltre i gettoni di presenza e le indennità che spettano ad una miriade di consigli, giunte, assessori, presidenti, consigli di amministrazione del c.d. “sottogoverno”, molti di costoro si circondano di “eventi” in grado, secondo il loro punto di vista,  di alimentare quel consenso in grado di garantire una futura rielezione.

Mignottocrazia

16 nov

Ebbene si, l’ho fatto anche io, sono andato a leggere il blog di Guzzanti nel quale parla di “mignottocrazia” riferendosi alla ministra Carfagna. Era troppo ghiotta l’occasione per aggiungere anche questa alla serie di post sulle ‘crazie.

Non so se per trarsi d’impaccio o se per sincera convinzione ma Guzzanti sposta il tema del “meretricio” dal piano personale a quello generale, la domanda che si pone è, in sostanza: quante posizioni di responsabilità sono ottenute per merito o per favore?

A mio avviso se il favore paternalista, in qualche misura, può essere tollerato nei confronti del “padrone” classico, in nome dello scambio: “mi servi bene/ti elargisco dei favori” (che pago con danari miei). Lo scambio favori/prestazioni non è assolutamente ammissibile nella sfera pubblica.

Nella realtà il “favore”, la clientela, il servilismo, l’economia dello scambio deteriore, ecc … nel nostro paese è largamente praticata. Pensiamo ad esempio ad un tema di scottante attualità, l’università ed alle baronie parentelari che trascina dietro di sé. La ministra Gelmini vorrebbe mettere fine ad un turpe meccanismo in base al quale commissioni di concorso “ammaestrate” si scambiano favori a vicenda,  ma tutto ciò la costringerebbe a mettere in piedi un meccanismo complessissimo che paralizzerebbe la didattica per otto mesi.

Ma la logica dei favori rischia di diventare un  “sistema” e non ammorba solo il mondo accademico. Se l’accesso al lavoro pubblico non avviene più sulla base della selezione dei migliori attraverso un concorso (o se le norme vengono aggirate nella sostanza) si istituzionalizza il metetricio e questo non conviene a nessuno.

Non conviene al cittadino perché la prestazione in base alla quale i pubblici dipendenti vengono selezionati non sarà, sicuramente, quella della competenza professionale da svolgere nel proprio lavoro.

Non conviene neppure al politico perché le prostitute (termine prevalentemente utilizzato al femminile ma in questo caso perfettamente declinabile anche al maschile) difficilmente si legano ad un solo cliente, per tale motivo i clienti delle prostitute vengono definiti “clienti occasionali”. A volte basta un cambiamento di look, che ne so, indossare la grisaglia o l’orecchino, per attaccarsi come una patella al nuovo padrone a seguito di un rovesciamento delle sorti elettorali.

Ma forse l’Italia non è mai cambiata rispetto al paese studiato nel 1958 da Banfield che parla, a proposito del nostro Paese, di “Familismo amorale

Meditate gente meditate.

 

Mafiocrazia

13 nov

Dopo quello sulla Cleptocrazia e quello sulla Meritocrazia, allunghiamo la serie dei post sulle ‘crazie con un post sulla Mafiocrazia.

Lo spunto mi viene offerto dal fatto che il parlamento ha finalmente insediato la commissione antimafia e questa ha eletto il suo presidente, Ii senatore Forzitaliota Beppe Pisanu.

In una videolettera pubblicata il 10 novembre sul suo blog (23 minuti per gli appassionati) intitolata appunto “Mafiocrazia”, Marco Travaglio ci racconta di una storia di barche, affari, Banco Ambrosiano, crack finanziari, gente impiccata sotto i ponti di Londra, che risale al lontano 1982.

Il sottosegratario al tesoro del tempo, che ha messo la faccia per rassicurare il parlamento sulla tenuta del Banco Ambrosiano, che sarebbe collassato di lì a una decina giorni, si chiamava Beppe Pisanu, lo stesso che ora fa il presidente della commissione antimafia!

Se volete saperne di più ha riportato sul blog le pagine del libro di Travaglio “Se li conosci li eviti” che riguardano l’attuale presidente della commissione antimafia, cliccate qui: pisanu

Attacchinaggio antimafia

8 nov

A Milano una ventina di giovani ha coperto i muri della centrale via San Vincenzo con manifesti con le loro foto, il loro nomi di battesimo e il cognome “Saviano”.

Siamo tutti Saviano è il nome dell’originale iniziativa che vede, ritratti, in formato 70X100 e appiccicati sul muro anche Lella Costa “Saviano” e Roy Paci “Saviano”.

Sogno Napoli, Caivano, Casoria, Castellammare, Cicciano, Giugliano, Gragnano, Marano, Ottaviano, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Caserta, Casal di Principe, Castel Volturno, Mondragone San Cipriano, Villa Literno ecc… ecc… tappezzati di manifesti con facce pulite di giovani e meno giovani signori e signore “Saviano”, che mettano la loro faccia contro il fenomeno mafioso.

Intanto mi accontento di seguire e di segnalarvi l’iniziativa, linkandola anche al mio blog. Nel mio piccolo mi sento di aver portato il mio granellino, invito anche voi a farlo visitando il blog: savianocontinua.blogspot.com/

 

Ama OB ama

6 nov

In Italia  sport nazionale non è il calcio, ma “saltare sul carro del vincitore”. Ormai il campionato non è più nazionale ma, un po’ come la coppa dei campioni, internazionale, l’ultimo teatro sono state le elezioni negli Stati Uniti.

“Fiutata l’aria sono molti anche a destra a aver “tifato” per Obana. A parte il “passionario” ex Governatore del Lazio Francesco Storace, a destra sono per Obama una significativa pattuglia di “signore della politica” la Moroni, la Gelmini, la Prestigiacomo, ma anche chi sa essere al posto giusto nel momento giusto come Sandro  Bondi (che era marxista quando in Toscana amministravano i rossi e li ha lasciati in tempo per trasformarsi in un fervente berlusconiano, quando il vento è cambiato).

C’è chi è obamiano per “ragioni di servizio”, come il nostro Ministro degli esteri, Frattini, che riesce perfino a trovare delle similitudini con il “Silvio” nazionale e per questo si merita la presa in giro di Pino Corrias.

Insomma gli italiani sono fatti così, e questo non da ieri, ricordate il modo di dire popolare coniato fra il cinque e il seicento ma mai dimenticato “O Franza o Spagna purché se magna” o l’acclamazione di Napoleone in funzioni anti austriaca o anti borbonica, per non parlare del consenso dato ieri al Fascismo e ora al Cavaliere. Noi italiani, è inutile nascondercelo, adoriamo i vincitori e i salvatori della Patria!

Come ogni sport che si rispetti, quello di “saltare sul carro dei vincitori” ha anche i suoi “campionati minori”, i suoi gironi di Provincia. Inizieranno la prossima primavera ma i primi movimenti per cercarsi i migliori posti a sedere si cominciano già ad intravvedere. Ci starò attento, ma nche voi, segnalateli a Cirano!

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