24 Ottobre 2008...6 27 am

Meritocrazia 1

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Questa estate ho letto un libro sulla meritocrazia. E’ un argomento che genera in me sentimenti ambivalenti, che tirano in ballo questioni come la “qualità” (tema rispetto al quale mi sento di dare un’adesione incondizionata) ma anche la “competizione” (verso la quale, col passar degli anni, nutro sempre più riserve).

Le questioni legate al “merito” sono molto complesse, la prima domanda che dovremmo farci è “merito rispetto a cosa?”. Per fare un esempio che di questi tempi è un po’ come buttare il sale sulle piaghe, si potrebbe dire che in un sistema meritocratico di una società bancaria “allegra”, in testa alla gerarchia di merito è colui che meglio “impacchettava” e rifilava SWAP di titoli “spazzatura”. Francamente una competizione di questo tipo mi sembra assai poco “meritocratica”.

Personalmente mi sembra più interessante indagare le questioni di merito che riguardano la cosa pubblica più che gli affari privati perché ha a che fare con argomenti che toccano tutti i cittadini ed è pagata con i soldi delle nostre tasse. Attorno a questa vorrei provare a portare avanti alcune riflessioni.

Prima di tutto occorre fare chiarezza su un punto. Non si può parlare in alcun modo di questioni che toccano il merito, senza occuparci degli aspetti legati alle misurazioni. In qualsiasi organizzazione complessa dovrebbe esserci un organo autorevole e competente che utilizzi tecniche e strumenti di valutazione adeguati a misurare le performances, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Fino a quando nella Pubblica Amministrazione italiana vi saranno valutazioni-adempimento il prodotto sarà come come il rancio della caserma: “sempre ottimo ed abbondante Signor Comandante!” Tutti i dirigenti saranno promossi col massimo dei voti, tutti gli impiegati valutazioni impeccabili che portano ad incentivi insignificanti. Per la verità si può fare anche di peggio e scadere in una valutazione orientata, del tipo “Io valuto bene solo chi la pensa come me” che è strumentale allo spoil system “all’italiana”.

Ma il Nostro Paese è più noto per le farse, piuttosto che per le tragedie,  vi informo dunque di una “chicca”, sapete chi è stato nominato alla presidenza del “Comitato per il Controllo Strategico della Pubblica Amministrazione” l’onorevole Cirino Pomicino. Ve lo ricordate? I più giovani di voi certamente no, in ogni caso vale la pena rinfrescarsi la memoria con questo articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

In assenza di qualunque strumento di valutazione credibile c’è il rischio di inseguire candidature autoreferenziate più che effettive competenze. Ricordo il racconto di un amico assolutamente affidabile, tanto da essersi meritato, ai tempi dell’università (se non fosse per lui starei tentando di dare l’esame di statistica), il soprannome di “Testa”, quando diceva che l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi tra i militanti della sinistra milanese era chiamato “IO, IO” perché, per quanto privo di particolari competenze, si candidava per ogni cosa. In un sistema in cui la valutazione è assente “IO, IO” è riuscito a diventare Ministro della Repubblica. Volete altri esempi più attuali? … ve li risparmio!

Per ora basta, i post devono essere brevi come pillole e io ,quando tratto  taluni argomenti, rischio di farli diventare grandi come le compresse di certi antibiotici, roba che proprio si manda giù a fatica.

Chi vuole approfondire con alcuni esempi legga questo blog: http://vaiattila.wordpress.com/2008/09/08/le-eccellenze/

11 Commenti

  • pescesenzabicicletta

    In molte realtà del privato i sistemi di valutazione funzionano benissimo, non si capisce perchè non dovrebbero funzionare anche nel Pubblico.
    La ricetta è semplice:
    . Obiettivi chiari, dichiarati, raggiungibili e valutabili: non è difficile identificarli.
    . Criteri di valutazione altrettanto chiari ed espliciti.
    .Strumenti efficaci (ed ormai c’è una letteratura sterminata!)
    . Un sistema di valutazione, ovvero procedure chiare e condivise, nonchè fatte rispettare e monitorare, con una adeguata formazione all’uso.
    Anche nel Pubblico, quando i Dirigenti ci credono veramente, riescono a valutare con coerenza e soprattutto con efficacia.
    Anche sulla competizione non ho dubbi: competere sapendo di essere valutati con criterio e coerenza è molto meglio che farlo basandosi sulla propria collocazione politica, sulle amicizie altolocate, su clientele di vario genere (mercimonio sessuale compreso…): se non altro, contribuisce molto di più a far emergere le eccellenze, invece di premiare le mediocrità e le furberie meschine come accade ora perlopiù.

  • Caro pesciolino, pensa che conosco amministrazioni pubbliche in cui si verifica il seguente paradosso: i dirigenti sono “valutati” da un “valutante” che non è un soggetto terzo rispetto al valutato, secondo criteri privi di misurabilità oggettiva. Il “valutante”, a sua volta, si avvantaggia di criteri di premialità che prescindono in maniera assoluta da ogni criterio valutativo!

  • pescesenzabicicletta

    Vabbè Cirano, se ci porti i cattivi esempi come esempi di valutazione, allora non ci siamo!
    Un altro mondo deve essere possibile, se no ci tocca dare tutti retta a Brunetta … (Che, per inciso, se come Parlamentare Europeo fosse stato valutato in base alle effettive presenze, pare avrebbe ricevuto una pessima valutazione…)

  • Sono contrario alla meritocrazia, la ragione è così semplice che non mi va nemmeno di argomentarla.

  • Meno male che la ragione, per quanto semplice non ti va di argomentarla, sarei più preoccupato se, nonostante la semplicità della ragione, non fossi in grado di argomentarla.
    :-)

  • A pesciolino: mi divertono i paradossi. Tutti parlano della necessità di valutare (a parte controreazioni, ma deve essere per una questione di “pigrizia” visto che non gli va neppure di argomentare) e poi le modalità valutative sono quelle che ti ho detto.
    E’ un po’ come il sito di Brunetta, quello dei buoni esempi, c’è dentro di tutto roba buona e porcheria, senza un minimo filtro critico.
    Hai mai provato a mettere mele buone e mele marce tutte in una stessa cassa, magari in un luogo un po umido?!?

  • Valutare dentro la P.A. .. Come dice Pescesenzabicicletta la ricetta è semplice… ma è sbagliata. O meglio, potrebbe anche essere giusta, ma prima deve funzionare i principio della responsabilità. Che comporta il totale allontanamento della politica dalla attività gestionale. Così è previsto dal nostro ordinamento, ma questo non avviene da un lato per la commistione politica ed interessi e dall’altro per l’ impossibilità di tutela dei soggetti formalmente responsabili che sono in realtà assoggettati ed assoggettabile ai ricatti della politica.
    IL discorso si complica..
    approfitto per ringraziare Cirano per la citazione
    attila

  • Mi collego all’ultimo commento di Attila: separazione tanto strillata e mai attuata tra indirizzo e controllo che spetta alla politica e gestione che spetta ai tecnici, per riportare un un commento di Gianfranco Fabi rispetto alla necessità di abolire le Province.
    Dice Fabi che le Province andrebbero abolite: “Non tanto per l’onere di gettoni e indennità che spettano a consiglieri, assessori, presidenti, quanto per il fatto che ognuno di loro è un centro di costo, un moltiplicatore di benemerite iniziative, un attivista dedito a consolidare il consenso per garantirsi una tranquilla rielezione”.

  • Ma io avevo capito che i dipendenti pubblici fossero valutati in base alle prestazioni cestistiche del venerdì sera. Evidentemente mi sbagliavo !
    Viva la Meritokrazia, viva la Krisi.

  • Tutti dovrebbero essere valutati anche attraverso una partecipazione diretta alle attività sportive. Se non altro dal loro cardiologo!
    C’è grossa Krisi!

  • [...] Abravanel, dal titolo appunto “Meritocrazia” di cui ho avuto modo di parlare in un altro post. Il libro, a mio avviso forse eccessivamente sbilanciato nel definire come [...]


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